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Dal 24 giugno al 30 luglio 2010

Bastoni divini

Bastoni diVINI
Bastoni d'arte e d'ingegno nella collezione vigneti Pittaro

Il Museo del Territorio di San Daniele del Friuli ha voluto rivolgere la propria attenzione ad un settore della tradizione alimentare locale meno conosciuto ma non per questo meno importante, la produzione del vino, riservando una sezione interamente dedicata a tale attività all'interno della propria raccolta etnografica.

Nell'immaginario comune la raccolta dell'uva evoca scenari bucolici, dove al taglio del grappolo e poi alla pigiatura si accompagnano motti e canti di tradizione popolare.

Ma è al momento dell'assaggio che si percepisce l'ARTE di una produzione antichissima.

Non stupisce quindi che protagonisti delle grandi arti e delle arti applicate abbiano dedicato al grappolo e ai suoi derivati molte opere e molti oggetti.

È con tale veste che si desidera, in questa sede, trattare l'argomento. Grazie soprattutto alla fantasia di un noto produttore di vini, Pietro Pittaro, e alla capacità di spaziare nella sua attività collezionistica su qualsiasi tipologia oggettuale che abbia a che vedere con l'uva e i derivati, è nata l'intenzione di proporre al grande pubblico un oggetto inconsueto, assolutamente estraneo al mondo vinicolo ma che per la sua duttilità si è adeguato anche alle esigenze degli appassionati del dio Bacco: il bastone da passeggio.

Numerosi sono gli aneddoti legati al bastone, proprio per la sua storia più che millenaria, ancora più antica di quella del vino. Tutti ricorderanno, infatti, quella scimmia un po' più intelligente delle altre che decise di rizzarsi sulle zampe posteriori ... servendosi proprio di un bastone per rendere più sicura la sua andatura incerta.

E che dire del famigerato indovinello della Sfinge? Chi voleva attraversare le porte di Tebe doveva rispondere al quesito: “Qual è l'anima che al mattino cammina a quattro zampe, a mezzodì con due e alla sera con tre?” Edipo, che aveva riconosciuto nel testo una metafora della vita individuò nella “terza gamba” il bastone che accompagna l'uomo nella vecchiaia.

Molti e molti sono i modi di dire della tradizione popolare o gli episodi biblici e storici che coinvolgono questo oggetto, utilizzato sì come sostegno nel camminare, ma anche come strumento di lavoro, e diventato ben presto simbolo di potere, divino o umano che fosse.

Quelli di cui ci occuperemo sono un po' più frivoli perché annoverati tra i bastoni da passeggio con cui la nobiltà, vera o presunta, del passato si pavoneggiava ostentando il proprio gusto e lo strato sociale di appartenenza.

I bastoni esposti sono esemplari del '700 e del '800. Prodotti per la maggior parte in Francia e in Inghilterra costituivano a quel tempo un accessorio indispensabile dell'uomo alla moda. Anche l'Italia si affianca nella fabbricazione di questa tipologia di oggetti, ma solo quando il secolo XIX era già iniziato e il bastone aveva ormai assunto il ruolo di status symbol della ricca borghesia emergente.

Ciò che più incuriosisce non è solo scoprire l'evoluzione stilistica di tale “compagno di viaggio” quanto la sua propensione a divenire uno strumento multifunzionale, dove materiali preziosi si fondono alla creatività umana per dare vita a un vero e proprio oggetto meraviglioso.

Realizzato con fibre nobili e duttili (ebano, malacca, ma anche canna di bambù a seconda delle parti della giornata in cui venivano usati) e materiali preziosi nell'impugnatura (argento, avorio, tartaruga e altro ancora) può nascondere al suo interno mille e più sorprese.

Non resta quindi che lasciare al bastone stesso il compito di suscitare stupore, meraviglia, curiosità e, perché no, divertimento.

La collezione di bastoni “Vigneti Pittaro” consta di 125 elementi che hanno un comune denominatore: l'uva e i suoi derivati.

Si potranno trovare, pertanto, sostegni che mostrano nell'impugnatura motivi legati alla vite a ai suoi frutti, ma ciò che più attrae sono i bastoni definiti a sistema, veri e propri scrigni contenenti cavatappi, bicchierini, termometri, quanto cioè utile per degustare il vino.

Le verghe sono suddivise per tipologia decorativa. Gli animali hanno una parte da protagonisti, decorazione privilegiata dal mondo inglese: i cani in particolare talmente ben delineati da riconoscerne spesso la razza, e poi cavalli, insetti, civette e altri uccelli. Non potevano mancare le raffigurazioni del dio Bacco, ma si trovano anche figura umane, simboli massonici - riconoscibili nelle mani intrecciate o strette a pugno -, motivi geometrici e scene erotiche.

Una categoria a parte è quella dei bastoni destinati alle donne: sottili e raffinati, solo a volte nascondevano nelle loro cavità la cipria, i sali da annusare o, come nell’esemplare della collezione, un cavatappi ... ma da profumo.

Patrocini:

  • Presidenza del Consiglio dei Ministri
  • Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali
  • Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia
  • Provincia di Udine
  • Comunità Collinare del Friuli
  • Consorzio del Prosciutto di San Daniele

Iniziativa a cura di: Monica Peron

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museodelterritorio@gmail.com