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Domenica 27 dicembre 2009

immagine dalla locandina

Spettacolo teatrale multimediale

Scarpe
Quando il Friuli era la Cina d'Italia

Sala convegni del Museo - inizio ore 20.45 - Ingresso libero

Dopo lo spettacolo sarà offerto un piccolo rinfresco

Lo spettacolo avrà inizio con una breve visita allo spazio “pantofole” che il Museo del Territorio ha dedicato al settore calzaturiero. Questo angolo espositivo sarà, per l’occasione, scenografato attraverso l’azione di due tecnici (una stilista e un modellista) che esporranno il proprio lavoro.

Ad accogliere il pubblico nell’androne antistante l’ingresso al Museo ci saranno gli attori Bettina Carniato e Dino Adami.

Successivamente tutto si sposterà nella sala convegni dove inizierà il vero e proprio spettacolo.

Sono previste le proiezioni di alcune videointerviste effettuate a San Daniele del Friuli e Gonars, alcuni interventi musicali, letture, interventi storico - letterari, scenette teatrali e interviste in diretta.

Oltre ai già citati Bettina Carniato e Dino Adami sarannno presenti i musicisti Gianfranco Lugano, Paolo Viezzi, la giornalista e ricercatrice Magda Minotti e Novella Del Fabbro nota appassionata e cultrice delle tradizioni popolari.

In chiusura le zampogne di due musicisti provenienti dalla Campania, Antonio Giordano e dalla Basilicata, Quirino Valvano, allieteranno i presenti nel corso del rinfresco offerto dagli organizzatori.

Lo spettacolo è organizzato dall’associazione Onlus parenti Ospiti IGAdi Udine con il sostegno del Centro Servizi Volontariato del Friuli Venezia Giulia e il patrocinio del Comune di San Daniele del Friuli.

L’organizzazione scenica è a cura dell’associazione culturale Furclap e la direzione artistica è di Giovanni Floreani.

Breve storia della calzatura in Friuli

Ci si chiede come mai accadde che San Daniele e Gonars, due località del Friuli, che apparentemente non hanno molto in comune, siano state per decenni e, per certi versi, ancora oggi, gli unici riferimenti per la produzione di calzature in Regione. Se per la cittadina collinare si può ipotizzare la nascita di sporadiche iniziative imprenditoriali, fin dai primi anni '900, collegate alla tradizione della cosiddetta “friulana” o “stafet”, già da tempo presente in Carnia, per quanto riguarda Gonars, nella bassa friulana, non vi è traccia documentale che giustifichi la nascita, anche in questo caso nei primi decenni del secolo scorso, di laboratori e piccoli centri di produzione.

A San Daniele s'identifica, quale primo significativo centro di produzione, la pantofoleria di Polano Virginia, in Via Udine, nei pressi della chiesa della Madonna. Un documento di promozione commerciale, nel 1930, pubblica un ricco e variegato elenco d'attività produttive nelle quali compaiono alcuni scarpettifici cooperativi. Accanto alla produzione di “friulane”, s'iniziava a proporre anche “pianelle”, “articoli da bagno e spiaggia”, “scendiletti” (probabilmente pantofole da casa).

A Gonars, invece, l'articolo maggiormente prodotto era la pantofola di spugna o pianella. Considerando che la nostra regione era costituita quasi totalmente da territori rurali nei quali significative ma limitate attività artigianali erano praticate quasi esclusivamente a livello casalingo e per fabbisogno privato, è plausibile pensare che tali diffuse capacità manifatturiere, soprattutto la sartoria, abbiano spinto alcuni coraggiosi pionieri ad iniziare un'attività produttiva sfruttando le conoscenze acquisite dalla tradizione popolare.

Già verso la fine degli anni '30 la produzione inizia ad essere più sofisticata e, superata la parentesi della seconda Guerra Mondiale, il fenomeno si esprime attraverso una storica escalation qualitativa e quantitativa. Le attività calzaturiere si moltiplicano velocemente fino a raggiungere, nelle fabbriche e nell'indotto, importanti livelli occupazionali.

La “friulana” rimane un'icona, quasi evocativa, dei sentimenti popolari, la sua produzione, sia per l'antieconomicità (si tratta di articoli fatti completamente a mano e di scarsa convenienza economica, se prodotti in scala industriale) sia per gli evidenti segnali di cambiamento sociale, che prevedono stili di vita diversi. Si afferma, invece, la produzione di “scarpe” utilizzando un particolare metodo di lavorazione, peraltro molto complesso, del quale gli addetti, dai progettisti (modellisti) agli operai (tagliatori, tomaiste e montatori) diventano, in breve, raffinati esperti.

Nei due poli di riferimento, la produzione di calzature rappresenta, oramai, una delle attività primarie tanto che, a San Daniele, la tradizionale festa d'estate, era dedicata “alla pantofola e al prosciutto”.

Siamo ben oltre la “povera” produzione di pantofole; la scarpa friulana si affaccia al mondo della moda: stilisti di fama internazionale approdano nella nostra regione per commissionare produzioni da “marchiare” con le loro griffes, si partecipa alle fiere più significative (Milano, Bologna, Dusseldorf, Parigi), nasce perfino il “Made in Friuli”...

Poi, verso la fine degli anni '80, il tracollo.

Tutto si sbriciola con una velocità impensabile: le fabbriche chiudono, licenziano, falliscono, si ridimensionano, ...

Cos'era successo? E cos'è rimasto, ora, di quella ricca esperienza nata dalle nostre radici popolari? Uno spettacolo teatrale non basta certo a dare risposte e sentenze, ma può servire a “ricordare” e far tesoro della “Memoria”.

 

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