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Sezione ebraica

La comunità ebraica di San Daniele del Friuli

La presenza di una comunità ebraica in San Daniele del Friuli ha origini antiche. Essa abitò con una certa continuità dal Cinquecento fino ai primi decenni del Novecento esercitando un ruolo di una certa importanza all’interno della comunità locale.

Ritratto di una famiglia - 1893

Furono le famiglie di prestatori ebrei ad insediarsi a San Daniele fin dal Cinquecento. Infatti, la prima condotta per esercitare il prestito su pegno, approvata dal patriarca Giovanni Grimani, è datata 16 ottobre 1547 e venne accordata ad un certo Simon Nantua, il quale conduceva i propri affari anche sulla piazza di Udine. La condotta era un contratto bilaterale stipulato fra il prestatore e le autorità locali che garantiva all’ebreo e alla sua famiglia il diritto di residenza in un determinato luogo e per un certo periodo di tempo, che concedeva la possibilità  di prestare denaro o di dedicarsi al commercio; grazie a questo accordo, i destinatari erano autorizzati a praticare la propria religione e godevano di una certa protezione contro eventuali atti di violenza.

Nel Seicento la conduzione del banco dei pegni passò dalla famiglia Nantua a quella dei Luzzatto che esercitò l’attività feneratizia fino alla soppressione definitiva del banco (1714), a seguito della costituzione del monte di pietà.

Nella Villa patriarcale di San Daniele gli Ebrei furono trattati con una certa indulgenza; non vennero mai obbligati a risiedere in un ghetto (le famiglie erano sparse in diverse zone della cittadina, soprattutto in centro nelle attuali via Andreuzzi, piazza Cattaneo, via Garibaldi, via Mazzini, via Umberto I, via Cavour, via Corta, via Manzoni, via Sottoagaro, piazza Pellegrino da San Daniele) e furono esonerati anche dal portare il segno distintivo, dietro il pagamento di dieci ducati. Con la soppressione del Patriarcato (1751) e dopo la morte dell’ultimo presule, Daniele Dolfin (1762), la situazione di relativo benessere fino ad allora goduta dagli Ebrei venne a modificarsi e si aggravò con la promulgazione delle nuove norme previste dalla Ricondotta (1777): la più importante fu l’ordine di espulsione di tutti gli Israeliti soggetti a Venezia che non possedevano il diritto di incolato (ovvero di residenza), o che non vivevano in un ghetto.

Le sorti del piccolo nucleo ebraico sandanielese furono strettamente intrecciate alle vicende delle famiglie Nantoa, Luzzatto e Gentilli (Hefez), ma non vanno dimenticati i Sullam, i Capriles, i Caravaglio e i Lolli i quali, per periodi di tempo più limitati, trovarono ospitalità nella nostra cittadina. Queste famiglie, oltre a dedicarsi al prestito su pegno, si occuparono anche di commercio di cereali, di bozzoli, di filatura della seta, della vendita di ferramenta e panni usati, di varie attività artigianali, di apicoltura, di oreficeria e di allevamento di bestiame, di commercio di tabacco e di produzione di laterizi. Dalla fine del Seicento fino alla fine del Settecento ben quattro furono i membri della famiglia Luzzatto di San Daniele che si laurearono in medicina a Padova,  Isacco figlio di Raffaele Luzzatto (1687), Raffael figlio di Isacco Luzzatto (1717) e infine Isach (1747) ed Efraim (1751), entrambi figli di Raffael Luzzatto.

Anche se l’insediamento ebraico sandanielese non fu mai molto numeroso (nel 1764 contava solo 94 persone divise in 18 nuclei, in larga prevalenza appartenenti alla famiglia Luzzatto, a cui si affiancavano i Sullam, i Gentilli, i Lolli e i Basevi), esso conobbe, soprattutto durante il Settecento, una certa espansione, favorita dalla protezione del Patriarca. A quell’epoca, infatti, risalgono la risistemazione della sinagoga, il trasferimento di nuove famiglie e l’uso del cimitero (1735) nel quale, a partire dal 1751, poterono essere inumati anche gli Ebrei residenti a Codroipo, Chiavris e Spilimbergo. Fino ad allora gli Israeliti di San Daniele erano stati seppelliti nell’antico cimitero di calle Agricola di Udine.

Gli affari e le relazioni con il potere erano gestite dalla famiglia che poteva vantare il maggior prestigio, oltre che la maggiore forza economica. La piccola comunità sandanielese era, quindi, costituita da una famiglia dominante (nel Settecento i Luzzatto e nell’Ottocento i Gentilli) intorno alla quale ruotavano singoli e famiglie di passaggio. L’inserimento stabile di questi ultimi all’interno del tessuto cittadino a volte veniva fermamente avversato dagli Ebrei locali, che temevano la concorrenza dei nuovi venuti.

Dopo la soppressione del banco dei pegni e l’espulsione che si concretizzo nel 1778, molti Ebrei di San Daniele si rifugiarono a Gorizia e a Trieste. L’esilio forzato causò tuttavia solo una temporanea estinzione della comunità locale, che durante l’Ottocento riuscì a ricompattarsi, senza mai raggiungere la consistenza numerica del passato; successivamente, a cavallo tra l’Otto e il Novecento, il piccolo nucleo fu progressivamente assimilato a quello di Udine e quest’ultimo, nei primi anni Trenta del Novecento, venne a sua volta definitivamente accorpato alla comunità israelitica di Gorizia. Tale fenomeno di concentrazione nelle grandi città fu comune all’ebraismo italiano in genere a partire dall’età dell’Emancipazione, epoca che garantì l’abolizione di tutte le restrizioni e la piena equiparazione giuridica degli ebrei.

Si deve al dottor Isacco Luzzatto (1730-1802) la ripresa dell’insediamento in San Daniele dopo il 1778. Uomo molto colto e stimato per le doti umane e professionali, autore delle Toledot Yitzchaq e delle Mishnayyot San Daniel (una raccolta di componimenti poetici e un testo di natura satirica sugli ebrei di San Daniele), fu richiamato nella cittadina collinare dove abitò fino alla fine dei suoi giorni, così come la sua progenie. Infatti, le figlie, Stellina e Bersabea sposarono rispettivamente Simone Gentilli e Benedetto Luzzatto assicurando fino ai primi anni del Novecento la continuità dell’antico nucleo. Dal matrimonio di questi ultimi nacque Tamar, sposa poi di Giuseppe Sacerdoti di Udine.

Stellina e Simone, invece, ebbero quattro figli, Isach, Moisè e Raffaele e Regina. I discendenti di Moisè e Raffele (Isacco, Felice, Simeone, Giuseppe e Benedetto), nati intorno alla metà dell’Ottocento, diedero vita con le loro famiglie al nucleo ebraico più rappresentativo di San Daniele. In accordo con le direttive dei padri, si sposarono fra cugini al fine di conservare il patrimonio, la continuità delle attività commerciali e l’osservanza alla Legge.

Fu questo un periodo in cui gli ebrei di San Daniele rimasero immuni dalle dilaganti tendenze secolarizzatrici che caratterizzavano il panorama ebraico nazionale. Il loro particolare attaccamento alla Tradizione si fondava sul fatto che era una comunità compatta, improntata su forti legami familiari e perciò particolarmente conservatrice, che manteneva stretti contatti anche con le vicine comunità di Gorizia e Venezia.  I Luzzatto e i Gentilli, molto ben inseriti nel tessuto sociale locale, si occupavano di attività commerciali ed imprenditoriali: vendita ed acquisto di stracci e ferri vecchi, commercio di formaggi, olii, droghe, granaglie e filatura della seta. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento i Gentilli gestivano un negozio di coloniali e un’osteria, commerciavano in granaglie, vendevano oche grasse kasher, esportavano vitelli, si occupavano di commercio di vini e semi di bachi. Nei primissimi anni del Novecento i nuclei residenti a San Daniele erano sei ed abitavano in via Andreuzzi ai numeri 4, 5 e 9, in via Cairoli 12, in via Indipendenza 21, in via Fontanini 7. Si trattava delle famiglie di Giuseppe Gentilli, di Eugenia Gentilli Cignolini, di Raffaele Gentilli, di Ida Gentilli Sachs, di Benedetto e di Isacco Gentilli.

Durante i primi decenni del Novecento i discendenti di Moisè e di Raffaele cominciarono ad emigrare verso altre località, come Mereto di Tomba e Udine, città verso la quale si erano trasferite già a partire dal primo Ottocento alcune famiglie provenienti da San Daniele, perché attratte dalle buone possibilità di espansione economica offerte dall’ambiente cittadino. Il nucleo ebraico sandanielese fu perciò progressivamente assimilato da quello udinese e quest’ultimo, nei primi anni Trenta fu definitivamente accorpato alla comunità ebraica di Gorizia. Nel 1929,  Raffaele Gentilli, negoziante e prestatore nato a San Daniele nel 1876, fu nominato presidente della neo-costituita comunità Udine-San Daniele e dal 1931 al 1938 ricoprì il ruolo di vice presidente della comunità ebraica di Gorizia.

Nonostante la lunga durata di questo piccolo insediamento ebraico, oggi a San Daniele del Friuli rimangono poche tracce tangibili della sua presenza: il cimitero ebraico settecentesco situato nei pressi del torrente Ripudio e del laghetto di San Daniele-Ragogna - sulla strada che un tempo portava a Muris - e la denominazione popolare dell’attuale piazza Cattaneo, chiamata in passato la Plazute dai Ebreos perché vi risiedevano le famiglie dei Luzzatto e dei Gentilli.

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